mercoledì, marzo 29

La psicocibernetica e l'immagine dell'io

L'immagine dell'io
 L'immagine dell'io è il risultato di ciò che crediamo di noi stessi e si forma inconsciamente attraverso le nostre esperienze, i successi e i fallimenti che sperimentiamo, il modo in cui gli altri reagiscono  nei nostri confronti, soprattutto durante la prima infanzia. Non mettiamo mai in dubbio la sua validità e ci comportiamo come se fosse vera. 


 In realtà l'immagine dell'io non è né oggettiva né fissa, è solo una base fittizia su cui costruiamo la nostra identità, i comportamenti che avremo e, di conseguenza, le circostanze della nostra vita (successi e fallimenti inclusi). 

 Se troviamo il coraggio di mollare il bisogno di sicurezza e di stabilità e ci apriamo alla possibilità di cambiare, la nostra realtà può trasformarsi indipendentemente dalle condizioni esterne.

Lo scopo reale dell'uomo
 Il fine principale dell'uomo dovrebbe essere quello di scoprire e di esprimere il suo io reale e l'enorme potenziale di cui è dotato. L'essere umano, invece, tende quasi sempre a sottovalutare se stesso.

 Insegnare questo ai giovani significa donar loro il potere di determinare il proprio futuro.

La teoria della Psicocibernetica
 Secondo la psicocibernetica ogni essere vivente possiede un meccanismo innato tendente a uno scopo. Questa scienza considera il cervello, il sistema nervoso e quello muscolare come un "servo-meccanismo" molto complesso che guida l'uomo verso la realizzazione di un obiettivo.

 Gli esseri umani, così come gli animali, hanno in sé un istinto al successo; questi ultimi, però, non possono scegliere i loro obiettivi che restano legati alla sopravvivenza (auto-conservazione e procreazione) e il loro meccanismo al successo è limitato a questi istinti. 

 L'uomo, invece, ha una cosa in più: l'immaginazione creativa (è sia creatura che creatore) e può indirizzare il meccanismo per il successo a una varietà di fini (non solo fisici, ma anche emotivi, intellettuali e spirituali).

Come opera il meccanismo creativo
 Questo meccanismo creativo per il successo che è in noi può operare al meglio in un solo modo: avendo un bersaglio da colpire. Per metterlo in moto in modo costruttivo è importante, perciò, stabilire mentalmente e in modo chiaro un fine che ci stia particolarmente a cuore, che ci faccia provare entusiasmo. Allora questo meccanismo si metterà in funzione, lavorando molto meglio di quanto faremmo per mezzo di sforzi coscienti.

 Di fondamentale importanza è raffigurarsi un obiettivo da realizzare, dopodiché rilassarsi, lasciare andare le preoccupazioni e il bisogno di controllo, smettere di operare forzatamente sulle circostanze esterne per cambiarle, avere fiducia e lasciar fare al meccanismo. Tutto ciò non ci esime da un duro lavoro, ma le nostre azioni saranno ispirate dal meccanismo in modo creativo e intelligente, anche se talvolta potranno apparire senza logica per la mente cosciente.

 Nella società in cui viviamo diamo fin troppa importanza al pensiero razionale a discapito di quella parte innata e più profonda che chiamiamo intuizione; ci dimentichiamo troppo spesso che il cuore è mille volte più saggio della mente. Il pensiero razionale è sì utile, ma il suo compito dovrebbe limitarsi a stabilire lo scopo, raccogliere informazioni dall'ambiente, eseguire, valutare, mettere in moto le ruote di questa "macchina" creativa che possediamo e, infine, dovrebbe farsi da parte, non sentirsi responsabile dei risultati. Spetta al meccanismo automatico fornirci tutti i mezzi con cui raggiungerlo.

Fonte: "Psicocibernetica" di Maxwell Maltz 

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