mercoledì, marzo 8

L'inganno delle aspettative

 Quanto è difficile conoscere davvero un ragazzo disabile, specialmente se non comunica come vorremmo noi? In questi casi è così frequente proiettare su di lui le nostre aspettative, senza nemmeno rendercene conto. Sono convinta che sia molto importante fare, allora, un passo indietro e dare al ragazzo tutti gli strumenti che possono aiutarlo a esprimersi, anche se questo non accade a voce. 


 La comunicazione può avvenire in mille modi, anche attraverso il corpo e le emozioni. L'essere umano trova sempre il modo per relazionarsi al mondo esterno.

 L'ho visto succedere a ogni bambino e ragazzo che ho conosciuto. 

 Una volta ho conosciuto un'adolescente, costretta a letto in seguito a un brutto incidente che non poteva vedere né parlare. Quella ragazza comunicava muovendo il dito sul palmo della mano dell'educatore, scriveva lettera per lettera; così facendo ha scritto diversi diari personali. 

 Né la famiglia né il medico che la seguiva hanno mai voluto riconoscere questa capacità, probabilmente a causa di ragioni delicate che impedivano loro di essere oggettivi. A dispetto di cosa sostenessero i dottori che l'avevano visitata, quella ragazza dimostrava di vedere nel vero senso della parola; aveva gli occhi chiusi, uno addirittura cucito, eppure era in grado di leggere l'orologio che aveva davanti al letto e avvertirci quando arrivava il momento di salutarci, di descrivere il nostro abbigliamento e via dicendo. Ero allibita! A volte mi sono chiesta se fosse un'illusione di noi educatrici o se avesse davvero queste capacità, al di là di cosa la scienza credesse. 

 Perché, certe volte, riconoscere delle capacità può significare far crollare le proprie credenze e aprirsi a possibilità del tutto sconosciute.

Le difficoltà della comunizione
 Il discorso della comunicazione è sempre molto delicato e quando si è emotivamente coinvolti le cose si fanno ancora più dure. Penso alla "comunicazione facilitata", un metodo molto controverso, considerato utile da alcuni e in grado di creare aspettative illusorie in certi casi. 

 Ho avuto modo di vedere, per esempio, quanto spesso ci sia poca oggettività (nelle famiglie e nelle scuole) nel conoscere un ragazzo autistico. Non informarsi bene sui disturbi dello spettro autistico può creare molte false e confuse aspettative.

 Per esempio, mi ricordo di una maestra di sostegno che doveva seguire un bambino autistico e più volte mi aveva confidato di non credere alla diagnosi e di essere convinta che il ragazzino la stesse deridendo (questo perché ignorava il fatto che a volte gli autistici hanno difficoltà nella mimica facciale, nell'espressione delle proprie emozioni attraverso il corpo, per cui possono abbozzare un sorrisino che per noi non ha alcun senso).

 C'è stato un periodo in cui corresse voce che i bimbi con autismo fossero addirittura più belli fisicamente dei bambini normodotati; io credo che fosse dovuto al fatto che quasi sempre associamo la disabilità a quella fisica, per cui se vediamo un ragazzo sano fisicamente fatichiamo a credere che abbia qualche altro tipo di disturbo. 

 Ci sono familiari che non sono pronti a riconoscere delle abilità particolari nei propri ragazzi e ci sono altri familiari che, al contrario, sopravvalutano erroneamente certi comportamenti, impedendo così un lavoro educativo e riabilitativo più efficace.

 Una volta ho seguito un ragazzo autistico di circa 20 anni, che, grazie all'aiuto di un meraviglioso insegnante di sostegno, si stava diplomando. Bisognava pensare al suo futuro e le istituzioni che si occupavano di lui si stavano organizzando per introdurlo in un laboratorio artigianale. I familiari, però, ritenevano più "dignitoso" per lui un impiego d'ufficio e si ostinavano a fargli fare uno stage in accordo con un piccolo ufficio informatico. 

 Il ragazzo stava al pc per qualche ora alla settimana ma non era in grado di gestire il lavoro, spesso rompeva addirittura il computer. La famiglia non riusciva ad ammettere che non fosse capace di fare un lavoro di quel tipo, creando, involontariamente, qualche disagio nell'ufficio (che si era preso a cuore la situazione) e ansia nel giovane (che si era trovato molto più a suo agio nello svolgere un' attività manuale con altri ragazzi).

Attenti alle proprie aspettative
 Non è facile farsi carico di decisioni importanti che riguardano il futuro di tuo figlio, specie se disabile, non è facile in questo paese che offre sempre meno; però ritengo che sia preziosissimo chiederci, spesso, se abbiamo aspettative inconsce che ci impediscono di riconoscere il ragazzo per quello che è davvero, con i propri limiti o abilità fuori da ogni logica, non permettendogli, così, di esprimersi pienamente.

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