mercoledì, aprile 26

È davvero dura la terapia Aba?

L'importanza dei propri talenti
 Sono estremamente convinta che il compito di ogni essere umano sia quello di esprimere il proprio talento personale. Perché ogni essere umano ne ha uno (e anche di più, la natura non è mai avara), che lo rende unico e indispensabile agli altri. Chiunque esso sia.

 Ogni problema che s'incontra è un limite che va affrontato e superato. A volte i problemi sono così grandi da diventare dei giganti insormontabili. Proprio per questo non si dovrebbe mai chiudere la porta in faccia a nessuna terapia o strumento che possano essere utili. Anche se questi ci obbligano a riconsiderare le nostre credenze. 

 Nel corso degli anni ho avuto la possibilità di lavorare con bambini e ragazzi autistici, imparando diverse terapie. Tra queste l' Aba, una terapia comportamentale molto diffusa nel resto del mondo, ma ancora piuttosto criticata in Italia.



E' davvero dura la terapia aba?

 Una tra le critiche più comuni riservata a questa terapia è quella di ritenerla una specie di "addestramento militare" che affatica e snatura il bambino. 

 Pur comprendendo quanto possa essere faticoso per un genitore accettare e vedere il proprio bimbo (spesso ancora molto piccolo) lavorare in modo intensivo, devo essere onesta, a me ha sempre colpito molto questo tipo di reticenza. Il fatto è che la terapia Aba è studiata in modo da essere svolta sempre in un' atmosfera giocosa e mai severa. Il bambino, pur impegnato per più ore, impara a piccoli passi, giocando. E impara davvero. 
 Nella mia esperienza passata ho avuto modo di assistere a metodi, a mio avviso, molto più freddi e rigidi, tanto da farmi sentire spesso a disagio. Se l'obiettivo ultimo è quello di rendere il ragazzo il più possibile capace di esprimersi e integrarsi, allora ogni strumento dovrebbe essere una preziosa occasione. Nel prendere una decisione ci si dovrebbe chiedere se si stia proteggendo il proprio bambino facendo il suo bene o se, piuttosto, si stiano assecondando le proprie paure.

 Penso a delle prese di posizione molto rigide nei confronti della terapia Aba, ma in generale di tutto ciò che è nuovo e, a volte, anche lontano dalla nostra mentalità. Ho visto bambini autistici anche gravi imparare a parlare, a scrivere, a leggere e a interagire con gli altri, tanto da non aver più bisogno dell'insegnante di sostegno.

 E' vero, ogni bimbo è un mondo a se stante. Partire già sfiduciati, però, non credo sia un buon modo né per questi piccoli e nemmeno per la nostra società che deve iniziare a cambiare e ad accogliere diversi modi di essere. I ragazzi autistici hanno un mondo interiore incredibile e la terapia Aba, a mio avviso, può essere molto efficace nel dare loro degli strumenti pratici che li aiuteranno a muoversi in questa società, a comprenderla e a farsi comprendere. 

 Mia madre mi ha raccontato spesso di quando, da piccole, mia sorella e io abbiamo dovuto indossare delle scarpe ortopediche. Avevamo le gambine molto arcuate e un medico le suggerì caldamente di porvi rimedio. Mi ha detto di essere stata spesso criticata dagli altri e ritenuta senza cuore, perché sia in inverno che in estate al mare la gente osservava due bambine molto piccole con degli scarponcini di quelli pesanti, che a volte tentavano disperatamente di levarsi. In più erano molto costose e noi non navigavamo nell'oro e si sa che ai bambini crescono i piedi velocemente. Ai quei tempi mia madre era piena di rimorsi e di sensi di colpa, però doveva prendere una decisone importante per noi. E adesso da adulta le sono grata, perché se vedo le mie gambe penso che quei sacrifici sono stati utili.

 E' un esempio piccolo, niente confronto a una diagnosi come l'autismo, eppure per me lei, in quel momento, è stata forte e generosa.
 Se noi ci rassegniamo al fatto che nella nostra società non ci sarà mai spazio per ragazzi con disabilità intellettive (se non nelle comunità alloggio), che non potranno mai migliorare e che non saranno mai completamente autonomi o inseriti, allora gli sforzi e i sacrifici perdono di senso.

Apriamoci a tutti gli strumenti efficaci
 Facciamo così difficoltà, qui in Italia, ad aprirci ai cambiamenti e il prezzo di questo lo pagano tutti questi bambini e le famiglie che hanno la forza e il coraggio d'intraprendere un percorso del genere, senza sicurezze, ma con molte critiche e sostenendo spese elevate. 


 Non c'è un unico modo di essere, d'imparare, di usare il cervello, un unico tipo di sviluppo; siamo fatti in tanti modi, ognuno ha determinati bisogni, capacità differenti, spesso influenzate dal proprio percorso di vita. Questo vuol dire dover trovare strade e soluzioni diverse, alcune più faticose, altre più immediate, ma tutti hanno il diritto di esprimersi e di esprimere propri talenti. 

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