mercoledì, giugno 14

È tempo di cambiare

Cambiare direzione
 Per anni ho lavorato come educatrice e ho avuto l'occasione di conoscere molte realtà diverse dalla mia. Ho un enorme rispetto per i ragazzi che ho seguito e per le loro famiglie. Da loro ho imparato a trovare nuovi modi di comunicare e, se non li conoscevo, a inventarmeli su due piedi. Ho imparato a mettermi in panni diversi dai miei abituali, spesso molto scomodi. Ad accettare e ad affrontare quotidianamente una condizione piena di difficoltà. A sorridere nonostante il mio cattivo umore, stando bene attenta a non farlo pesare agli altri e a comprendere realmente che il mondo non gira intorno a me.

Come abbattere i muri di gomma
 Stiamo vivendo in un periodo storico molto caotico e particolare. Di questi tempi una piccola difficoltà (anche burocratica) può trasformarsi in un enorme muro di gomma. Ne stiamo facendo esperienza un po' tutti. Quel muro di gomma può bloccarti per un bel po', ci puoi litigare, arrabbiarti e prenderlo a testate o provare a convincerlo a crollare da solo. Oppure può diventare un'occasione di cambiamento radicale. In che modo? Voltandosi dall'altra parte e iniziando a percorrere una nuova strada.

 Se non ci si riconosce più nelle credenze, nelle parole e nei gesti della maggior parte delle persone, si può provare a pensare e ad agire in modo diverso, più creativo e autonomo, smettendo
d' investire le proprie energie per cambiare gli altri. In noi c'è tutto il potenziale necessario a prendere le decisioni più giuste.

  Ogni persona ha bisogno di realizzarsi come essere umano, esprimendosi e crescendo da ogni punto di vista. I ragazzi con disabilità hanno il diritto di farlo come chiunque altro. Non devono restare bloccati né tanto meno essere inseriti in attività meccaniche e ripetitive, per dare agli altri la sensazione che così siano impegnati.

L'importanza dei "Perché?"
 Come insegna uno studioso che a me piace molto, Gianfranco Carpeoro, un modo efficace per percorrere una nuova direzione è quello d'iniziare a domandarsi "Perché?" anziché "Come?". La maggior parte dei metodi educativi si concentra sul capire "come" un ragazzo può cambiare un comportamento, "come" può ottenere un risultato, "come" può guarire da un disturbo. Pochi si chiedono "perché" ha quel comportamento o quel disturbo, "perché" deve fare una certa cosa o deve ottenere un certo risultato.

Accettare l'altro
 Un altro modo è accettare la persona per quello che è, con la sua mole di difficoltà, di malesseri e di pregi, con il suo mondo tutto da scoprire e la sua crescita personale. L'essere umano vorrebbe avere sempre tutto sotto controllo, prevedere il percorso che si farà e dove lo porterà, già tracciato da mille prima di lui. Accettare che un ragazzo non diventerà come pensiamo o vogliamo noi, che non seguirà dei binari prestabiliti da altri è la sfida delle sfide. E' quella, però, che permette nuovi risultati, non programmati dagli altri.

Non fatevi rubare tempo ed energia
 La nostra è una società che tende a rubare il tempo e le energie non appena può. Un modo, ancora, per cambiare è quello di accorgersene il più possibile. Quando si sta rincorrendo per troppo tempo un professionista, elemosinando una risposta o un po' di attenzione da parte sua, quando una situazione o una persona fanno sentire sfiduciati, impauriti, agitati, "parcheggiati", fanno arrabbiare o peggio ancora abbassare la testa, allora stanno rubando le nostre energie. Non cadere in questa trappola è di vitale importanza.

 Non bisogna rassegnarsi di fronte ai muri di gomma che la società ci mette davanti, ma informarsi, diventare degli esperti se necessario, se non si ottengono delle risposte valide all'esterno. E' più utile sentire di muovere un piccolo passo per volta, con consapevolezza, andando avanti anziché sentirsi impotenti o allo sbando. E per diventare consapevoli bisogna conoscere, informarsi il più possibile, leggere articoli, autori tradizionali e autori sconosciuti, per quante teorie "folli" esprimano, imparare a valutare da soli.

 Trovare il coraggio di percorrere vie sconosciute, anche se prive di garanzie. Cercare i punti di riferimento più adatti a noi, quelli più efficaci, che danno risultati evidenti e che ci fanno sentire energici e fiduciosi.

 Se domani scomparissero tutte le disabilità, molti professionisti non avrebbero più necessità di esserci. Anche quando un esperto si dimentica di essere uno strumento al servizio di una situazione, è importante che non lo scordino mai le famiglie con cui ha a che fare.

 Tutte le volte che ci si sente dire che un ragazzo non sa provare affetto, che non sa mettersi nei panni degli altri, anziché accettare a partito preso le sue parole proviamo a chiederci se chi sta parlando è una persona affettuosa, se sa cosa vuol dire realmente mettersi nei panni degli altri. Quando qualcuno pretende di conoscere il futuro di un bambino, il numero di progressi che farà e la qualità di vita che avrà, chiediamoci se quella persona possiede una speciale palla di vetro dai poteri magici.

 Sembra banale dirlo, ma la vera, grossa inabilità di questo tempo è l'incapacità di aprire il cuore. Per quanto prestigiosa possa essere una posizione sociale, un cuore atrofizzato non è in grado di percepirne la reale bellezza. La chiusura del cuore ti rende un essere umano illusoriamente felice, in realtà, insoddisfatto di tutto, in perenne ricerca di qualcosa. Basta guardarsi intorno con attenzione. Quante persone felici e appagate incontriamo ogni giorno? Prima o poi tutti facciamo in modo d' incontrare qualcuno in grado di insegnarci ad aprire il cuore. Magari un ragazzo con disabilità.

 A me è capitato così, d'imparare ad essere presente, nel qui e ora e percepire la gioia di quel momento proprio da un ragazzo con gravi difficoltà fisiche e intellettive. Uno di quelli che a prima vista penseresti "poverino", che, invece, è stato capace di trovare dentro sé un benessere libero dalle condizioni esterne, qualcosa che io nemmeno credevo fosse possibile.

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