mercoledì, maggio 10

Disabilità intellettive: e dopo la scuola?

Disabilità: e dopo la scuola?
Cos'è la disabilità intellettiva?
 Disabilità intellettiva è il termine usato oggi per indicare il ritardo mentale. Una persona con disabilità intellettiva impara nuove capacità,
ma lo fa più lentamente rispetto ai propri coetanei. Ritardo mentale non vuol dire non arrivarci. Significa arrivarci con i propri tempi.

 I ragazzi con ritardo mentale hanno bisogno di più tempo e, spesso e volentieri, di nuovi modi per apprendere. Far coincidere il loro percorso scolastico con quello di un coetaneo normodotato è molto difficile e delicato proprio per questo motivo. Trattanere il ragazzo un anno o due in una classe spesso non è suffciente.

 Molti ragazzi con ritardo mentale si diplomano verso i 19 o 20 anni, proprio come i loro coetanei. Questo, a mio avviso, è un enorme controsenso. Si parte dal presupposto che questi ragazzi impiegheranno più tempo per imparare nuove abilità, ma non si concede loro il periodo necessario per acquisirle. E si pretende che concludano il percorso di apprendimento insieme ai coetanei normodotati.

A 19 anni non imparano più?

 La comunità scientifica ha ampiamente dimostrato che il cervello di un adulto è plastico. Può cambiare, formando nuove connessioni neuronali e può perfino modificare le funzioni delle aree cerebrali, ossia una parte del cervello specializzata in un compito può mettersi a fare altro.

Perché questo avvenga però è necessario che sia opportunamente stimolato attraverso una varietà di esperienze.

Dopo la scuola?
 Quando un ragazzo disabile si dipoma ha generalmente due possibilità davanti a sé: lavorare o partecipare a un centro diurno. Non tutti i disabili riescono ad avere un lavoro adatto a loro, per cui si rivolgono a un centro occupazionale.

 Durante il mio lavoro ho collaborato con i ceod (centri educativi occupazionali diurni) e ho conosciuto molte persone sensibili e appassionate del proprio lavoro. Io credo che i ceod siano una buona alternativa (ben vengano le alternative), perché il ragazzo ha la possibilità di stare con altre persone e partecipare a diverse attività.

 Credo però che il centro diurno sia più un luogo occupazionale che non educativo e di apprendimento. Spesso le attività previste sono molto ripetitive, e se questo da un lato rassicura le persone con disabilità, dall'altro non le aiuta a stimolarne una crescita cognitiva.

 Ripetere le stesse attività, rimanendo nel familiare e abitudinario, significa percorrere anche a livello neuronale le stesse strade. Facendo nuove esperienze, invece, si aprono nuove vie neuronali.

 Aumenta l'attività del cervello. 

 Inoltre fare delle esperienze nuove, stimola la curiosità della persona, che focalizza maggiormente la propria attenzione sull'attività e, come è risaputo, l'attenzione è fondamentale per l'apprendimento.

Conclusione

 Dopo la scuola ci sarebbe bisogno di un'alternativa nuova, che sia una via di mezzo tra la scuola stessa e il centro diurno. Un luogo che se non può garantire un'integrazione con i coetanei normodotati, perlomeno offra al ragazzo una continuazione dell'apprendimento, una specie di università per i giovani con disabilità intellettive dove poter continuare il proprio percorso formativo.

Nessun commento:

Posta un commento